Consip, il presidente dimissionario Ferrara è indagato dalla procura di Roma

Ferrara era stato ascoltato dagli inquirenti in veste di testimone venerdì scorso e in quella sede avrebbe ritrattato quanto dichiarato nei mesi scorsi. Da qui la sua iscrizione nel registro degli indagati.

Proprio ieri Ferrara è stato sentito come teste nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma, mentre il Pd ha chiesto con una mozione parlamentare il rinnovo "in tempi brevi" dal momento che "sulla Consip pendono sia un'inchiesta giudiziaria per accertare reati penalmente perseguibili che vedono coinvolti a vario titolo l'amministratore delegato e dirigenti della società, sia un'indagine della Corte dei Conti per irregolarità su alcuni incarichi concessi a legali esterni".

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Marroni, uno dei protagonisti dell'inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica Amministrazione e "accusatore" del ministro Lotti sulla rivelazione del segreto d'ufficio, resta formalmente in carica e se non arriveranno sue dimissioni, sarà necessaria una decisione del cda per sfiduciarlo. E anche che Ferrara gli aveva detto che erano entrambi intercettati e di averlo a sua volta saputo dal comandante Generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette. A quanto pare Marroni non ha intenzione di lasciare. Accuse che il diretto interessato ha sempre respinto. La scelta dei Democratici è stata letta come un tentativo di "salvare" proprio il ministro Lotti scaricando invece l'ad Marroni.

Il Governo Gentiloni, e in particolare il ministero dell'Economia, avrebbe scelto di far saltare il Consiglio di amministrazione della società per garantire il buon nome dell'azienda. I due membri del cda di Consip si sono infatti dimessi per una ragione semplice: "evitare che fatti esogeni della vicenda potessero indebolire il grande lavoro fatto in questi anni che ha cambiato radicalmente i meccanismi di acquisto della Pa. Quindi venendo incontro al segnale politico, ma ribadendo la difesa di Consip è stato deciso da parte del Mef di accelerare il ricambio".