Il caos schivato. Quanto costerà agli italiani il salvataggio delle banche venete?

Il caos schivato. Quanto costerà agli italiani il salvataggio delle banche venete?

La storia delle banche Popolare Vicenza e Veneto Banca Una storia che parte da lontano e che ha portato le due banche venete a dover affrontare un fabbisogno di capitale di oltre 5 miliardi di euro per sopravvivere.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha spiegato che "l'esborso effettivo dello Stato sarà di circa 5 miliardi: cifre che non impattano sull'indebitamento".

Continua la corsa contro il tempo per il salvataggio delle banche venete in difficoltà e salvaguardare così i correntisti. Intesa San Paolo ha dettato le condizioni per rilevare i due istituti, nell'attesa di capire le volontà del Tesoro. Un particolare che mette con le spalle al sicuro l'istituto di Ca' de Sass conscio già dall'inizio della rischiosità di un'operazione dalla quale si erano defilati non solo i grandi nomi del settore del credito (Da Unicredit allo stesso fondo Atlante nato per il salvataggio delle banche in difficoltà) ma persino gli imprenditori veneti stessi, su tutti i Benetton. Un'operazione che si svilupperà con la creazione di una good bank che verrà acquistata da Intesa, che a Prato è presente con il marchio Cassa di Risparmio di Firenze, e di una bad bank che si accollerà lo Stato.

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Il decreto sulle banche venete è stato frutto di una "decisione molto importante, molto urgente e anche necessaria".

Si va a completare l'operazione di "salvataggio" di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Si tratta di un provvedimento, "più in generale, a favore della buona salute del nostro sistema bancario, della sua efficienza". Queste comprendono la vendita di alcune attività che saranno integrate ad Intesa Sanpaolo.

La restante parte, quella "buona", è stata svenduta al prezzo simbolico di un euro a Intesa Sanpaolo che ha presentato proposta ufficiale di acquisto per gli asset "sani". I 400 milioni andranno a finanziare garanzie potenziali su rischi futuri fino a 12 miliardi, così suddivisi: per la copertura del rischio di una retrocessione di crediti che non risultino in bonis al termine della due diligence, per un ammontare massimo 6 miliardi e 300 milioni; fino a 4 miliardi per crediti attualmente in bonis ma ad alto rischio. "L'orientamento prevalente sarebbe quello di utilizzare parte dei 20 miliardi già stanziati per le ricapitalizzazioni precauzionali". Un lieto fine che per il titolo della banca guidata da Carlo Messina significa un rialzo del 3,2% a Piazza Affari, dove stamane l'azione sala a 2,7 euro dopo che sono passati di mano circa 66 milioni di pezzi, col Ftse Mib che tira a sua volta un sospiro di sollievo guadagnando l'1,09% con altri titoli bancari come Banco Bpm (+2,52%), Bper Banca (+2,77%), Mediobanca (+2,54%), Ubi Banca (+3,46%) e Unicredit (+2,73%) che ringraziano la generosità dello stato italiano e delle istituzioni europee.