La malaria d'aeroporto. Così la zanzara è diventata un fenomeno globale

La malaria d'aeroporto. Così la zanzara è diventata un fenomeno globale

La terribile notizia è stata rilanciata ieri da alcuni quotidiani locali. Figlia di una coppia italiana residente a Trento, la bambina era arrivata in condizioni disperate. Strumenti sanitari infetti o la puntura di una zanzara?

A quel punto la bimba morta di malaria era ormai in coma, subito trasferita in elisoccorso all'ospedale di Brescia, punto di riferimento per le malattie tropicali, è stata immediatamente sottoposta ad una terapia antimalarica potenziata che purtroppo non le ha permesso di salvarsi. Per prima cosa bisogna dire che la malaria viene trasmessa da una determinata specie di zanzare, la Anopheles. La morte, nei casi più gravi, può arrivare persino entro 24 ore dal contagio.

"Come riportato dal "Corriere del Mezzogiorno":"I due bambini stanno ragionevolmente bene, ma la malaria non è una malattia da sottovalutare" ha spiegato il professor Alfredo Guarino, primario del reparto di malattie infettive del Policlinico della Federico II, dove i due bambini sono ancora ricoverati.". È deceduta nella notte tra domenica e lunedì. Il P. falciparum era, invece, presente sul territorio in estate e in autunno. Può darsi, ma contemporaneamente doveva essere presente e malvagiamente pronto ad approfittare della situazione un insetto il cui habitat è di solito l'Africa, l'Asia o l'America del sud. Sul caso la magistratura ha aperto un fascicolo e al momento non si esclude che la piccola possa essere stata infettata da una zanzara giunta dall'estero in qualche bagaglio. Galli ha affermato: "Se dalle analisi in corso emergesse che il ceppo che ha provocato la malaria nei due bambini ricoverati a Trento e nella piccola Sofia fosse lo stesso, allora il contagio della bambina sarebbe sicuramente avvenuto in ospedale ma resterebbe da capire in che modo".

Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e bio-emergenza dell'Ospedale Sacco di Milano, spiega in un'intervista ad Affaritaliani.it le possibili cause del nuovo caso di malaria in Italia a 20 anni di distanza dal precedente. Quello che potrebbe essere successo è che qualcuno, di ritorno da un viaggio nelle zone colpite, abbia 'portatò il plasmodio e sia stato punto da una anofele 'nostranà che a sua volta ha punto la bambina. Certo, ci sono immigrati che arrivano malati di malaria. È noto, infatti, che virus, germi e parassiti evolvono come evolve ogni specie esistente in natura. "Il 90% dei casi africani è di questo tipo, così come il 30-50% di quelli asiatici".

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"Non vi e' alcuna emergenza o pericolo del diffondersi di questa malattia nella nostra regione - ha ribadito l'assessore. Il numero dei casi di malaria registrati in Lombardia nel 2017, 127 a oggi, sono assolutamente in linea con quelli degli ultimi anni (258 nel 2016, 297 nel 2015, 298 nel 2014), e riguarda - ha concluso - esclusivamente viaggiatori che hanno contratto l'infezione in Paesi tropicali". Nel 1970 l'OMS include l'Italia tra i paesi indenni da malaria, tuttavia nel nostro paese per questa malattia resta in vigore la notifica obbligatoria.

Questo particolare genere è tristemente famoso poiché vettore principale di trasmissione di numerose patologie parassitiche che colpiscono l'uomo, vettore principale del plasmodio della malaria, i vermi parassiti del genere Dirofilaria ed il virus della febbre chiamata O'nyong'nyong. Il paese che importa più casi è la Francia, in media quasi 2200, seguito dalla Gran Bretagna, circa 1800, dagli Usa (1500) e dall'Italia con appunto 637 notifiche.

Se venisse confermato, sarebbe il primo caso autoctono di malaria da oltre trent'anni. La vittima, che però si era salvata, era una donna di 60 anni che viveva in un podere a Castiglione della Pescaia.