Sacchetti biodegradabili. La produttrice italiana risponde alle accuse

Sacchetti biodegradabili. La produttrice italiana risponde alle accuse

Alcuni l'hanno già chiamata "tassa sulla spesa".

- le buste ultraleggere biodegradabili e compostabili realizzate con almeno il 40% di materia prima rinnovabile richieste ai fini di igiene da utilizzare come imballaggio di alimenti sfusi (frutta, verdura e altri alimenti).

La causa principale è l'incertezza dei consumatori sull'obbligo o meno di usare i sacchetti biodegradabili per acquistare le merci sfuse, pagandone il prezzo - che anche se molto basso ha acceso gli animi più degli aumenti dei pedaggi autostradali. Tra le varie accuse è giunta l'immancabile bufala su Facebook e WhatsApp: i sostenitori della "tesi del complotto" non hanno perso l'occasione per accusare il governo di voler agevolare un'azienda, vicina peraltro a Renzi, monopolista nella realizzazione delle buste di plastica biodegradabili per supermercato.

La norma 123/2017 impone ai supermercati a partire già dal 1° gennio 2018 l'uso di sacchetti di plastica biodegradabile per raccogliere, pesare e prezzare i prodotti venduti sfusi come frutta e verdura e affettati. Su questi ultimi la direttiva Ue lasciava libertà di scelta ("ove necessario per scopi igienici", come indicato nel considerando numero 13 della direttiva).

Legambiente espone subito la sua tesi a favore della legge sui sacchetti ecologici: "Fondamentale continuare la strada iniziata nel 2011 dall'Italia nella lotta all'inquinamento da plastica e per contrastare il marine litter".

Ma da dove è nato tutto questo?

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Sulla base di queste premesse le normative italiane si sono adeguate estendendo per l'appunto restrizioni anche per le buste ultraleggere.

Dal primo gennaio, quindi, i sacchetti utilizzati per imbustare frutta, verdura, pesce, affettati e altri prodotti alimentari (sia nei supermercati che negli altri negozi) dovranno essere esclusivamente biodegradabili ed a impatto zero per l'ambiente, pena severe multe per i negozianti inadempienti.

Infine la questione non può non cadere su un interrogativo chiave: perchè si è alzato questo polverone mediatico? Per Assobioplastiche (l'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili), i sacchettini di plastica biodegradabile costituiscono la "naturale conclusione di un percorso virtuoso nel settore della bioeconomia e dell'economia circolare che fa dell'Italia un modello per tutta l'Europa".

Per quanto riguarda l'utilizzo di buste proprie il Ministero dell'Ambiente rimanda la decisione al Ministero della Salute, specificando che quest'ultimo si mostra propenso a condizione che il consumatore utilizzi quelle adatte agli alimenti e comunque monouso. Ma "non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti". E' questa la posizione ufficiale del ministero della Salute, espressa all'Adnkronos Salute da Giuseppe Ruocco, segretario generale del dicastero di lungotevere Ripa. Sembra che in Europa ogni anno siano consumati cento miliardi di sacchetti di plastica (Fonte: EPA), e che una buona parte di questi finiscano in mare e sulle coste.

Il costo dei sacchetti è variabile, da 2 a 3 centesimi per la grande distribuzione a un massimo di 5-7 centesimi. Nessuna speranza anche per coloro che si ostinano ad applicare l'etichetta direttamente sul prodotto evitando così l'imbustamento. Tanto che qualcuno ha scritto sui social che non si è scesi in piazza per le tasse e lo si potrebbe fare per i sacchetti. Staremo a vedere i successivi sviluppi che potrebbero arrivare proprio dai palazzi di Bruxelles.