Sacchetti frutta a pagamento solo in Italia: perché?

Sacchetti frutta a pagamento solo in Italia: perché?

Il governo Gentiloni con un emendamento al Dl Mezzogiorno durante il passaggio al Senato, ha imposto un obbligo che nel testo della direttiva comunitaria del 2015 non era affatto previsto: dal 1° gennaio vige l'uso esclusivo di plastica biodegradabile per i sacchettini ultraleggeri con i quali si pesano e si prezzano i prodotti sfusi come pane, ortaggi, frutta. ( Anzi per un certo periodo i supermercati hanno promosso questi riutilizzabili, di stoffa cotone o plastica molto spessa.) Ma forse è vero, come dice per LiberiEUguali Rossella Muroni, che un provvedimento giusto è stato gestito e preparato male dal Ministero dell'Ambiente e che una apertura sui regolamenti per consentire i riutilizzabili nell'ortofrutta darebbe un altro e migliore segno a una vicenda che da molti è stata presa male. Non è chiaro al momento se le buste portate da casa debbano essere o no biodegradabili, e cosa si intenda esattamente con l'espressione "adatte agli alimenti": certo è che gli shoppers portati da casa non potranno essere riusati. In realtà, considerato che i bioshopper saranno disponibili a un prezzo che varia da 1 a 3 centesimi di euro, l'esborso dovrebbe essere ben minore, perché per arrivare a spendere tale cifra bisognerebbe comprare in un anno 5 mila sacchetti. Ha deciso di occuparsi anche dei sacchetti considerati "leggerissimi", quelli sotto i 15 micron di spessore, cioè quelli che servono per impacchettare la verdura sfusa e non per portare a casa la spesa, stabilendo non solo che devono essere biodegradabili e compostabili, ma anche che devono essere a pagamento. Invece di prendere i frutti con il guanto usa-e-getta, pesarli nel sacchetto biodegradabile, etichettarli e poi alla cassa pagare il sacchetto, molti consumatori prenderanno la vaschetta di polistirolo con i frutti già imbustati. C'è chi fa, o faceva, peggio di noi.

Come funziona le legge sui sacchetti biodegradabili? La stessa norma prevede un lungo percorso nella riduzione degli elementi inquinanti nelle borse, che costringerà l'immissione in commercio nel 2020 di sacchetti dalla materia prima rinnovabile non inferiore al 50%, che dovrà essere almeno del 60% entro il 2021. Secondo l'Osservatorio di Assobioplastiche oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere nel 2018 alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati.

Secondo quest'interpretazione Renzi avrebbe dunque spinto per approvare questa legge per favorire una persona a lui vicina, Catia Bastioli, ad della Novamont che nel 2011 partecipò nel pubblico alla seconda edizione della Leopolda renziana.

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L'Italia vorrà copiare l'idea, spegnendo una polemica che si sta gonfiando a vista d'occhio. per pochi centesimi? Il ministero dalla Salute, infatti, vieta sempre il riuso dei sacchetti per motivi igienico-sanitari. Adesso non è più possibile. Senza contare la deriva di polemica politica; c'è chi infatti vede dietro questa norma, un favore fatto ad aziende i cui vertici sarebbero legati a filo doppio al centrosinistra. "L'azienda che guida è l'unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l'80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola". "Oggi sul mercato ci sono dieci diverse aziende chimiche attive a livello mondiale", ha detto Ciafani a "ilfattoquotidiano.it".

I dati dell'Unione europea (gli ultimi disponibili) ci ponevano nel 2010 in una posizione intermedia tra i Paesi Ue, calcolando circa 190 sacchetti a testa per ogni cittadino europeo, con l'Italia poco sopra i 200.