Scontro nella Lega, Maroni contro Salvini: "È uno stalinista"

Scontro nella Lega, Maroni contro Salvini:

Avrei preferito che si ricandidasse.

Ora, le parole dei salviniani sono gelide e il ragionamento che gira è questo: "Berlusconi, dopo aver cercato il delfino da tutte le parti, inventandomi i nomi più improbabili e sparandone uno al mese, alla fine lo ha trovato nel nostro partito". Berlusconi, ieri a Radio Capital, ha detto: "Stiamo valutando la proposta della Lega, anche sondaggi alla mano, per la candidatura di Fontana, che da sindaco di Varese è stato apprezzato". E Salvini rincara: "Se lasci un incarico in Regione Lombardia non puoi fare altro". "Io non faccio patti segreti e stranezze, dunque non penso li facciano neanche gli altri". Un'uscita che ha fatto infuriare Forza Italia. In questi giorni "sono stato massacrato dai miei compagni di squadra, che hanno scelto di dare alla mia vita nuova un'interpretazione del tutto arbitraria, mentre sono stato ricoperto di affetto e amicizia da un mondo politico lontano da me, e questo mi ha colpito". "Non ho pretese o richieste da fare", ha aggiunto, ma "sono naturalmente a disposizione se dovesse servire".

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Sono dichiarazioni non scontate e senza filtri quelle apparse sul quotidiano Il Foglio nell'intervista al Presidente uscente Roberto Maroni firmata dal direttore Claudio Cerasa. "Ma da leninista, non posso sopportare di essere trattato con metodi stalinisti e di diventare un bersaglio mediatico solo perché a detta di qualcuno potrei essere un rischio". Ricordate? L'estremismo è la malattia infantile del comunismo. "La politica non è solo marketing". Un conservatore illuminato che, sprofondato in una comoda poltrona al circolo della caccia, racconta sorseggiando una tazza di tè del suo rimpianto per la politica di una volta, quando a confrontarsi erano leader veri (bontà sua, ignorando il poco commendevole ritratto che esce dall'inchiesta della magistratura sulla gestione dei soldi, lui ci mette anche Bossi), il populismo era lungi dall'essere la malattia infantile del leghismo, specie nella sua preponderante versione lepenista - tant'è che se fosse cittadino francese avrebbe votato Macron - e la politica con la P maiuscola significava battersi per la rivoluzione nordista e non sgomitare nell' inverecondo bailamme per prendersi uno scranno nel parlamento della Roma ladrona.