Retina artificiale, primo impianto in Italia: la paziente tornerà a vedere

Retina artificiale, primo impianto in Italia: la paziente tornerà a vedere

Nell'unità di oculistica dell'ospedale San Raffaele di Milano, è stato eseguito l'impianto di una protesi sottoretinica.

Attualmente questo nuovo modello di protesi sottoretinica è stato impiantato solo in pochissimi pazienti ed esclusivamente in due centri europei.

Parla salentino l'eccellenza della sanità oculistica italiana: i medici dell'equipe che nei giorni scorsi ha impiantato la prima retina artificiale in una paziente non vedente, sono infatti di origine magliese.

Wall Street a picco, il Dow Jones perde il 4,62%
Il patron di Facebook, Mark Zuckerberg si piazzato al secondo posto, con perdite per 3,6 miliardi. Il DJ ha anche ceduto il 5,66% il 14 aprile 2000 in reazione allo scoppio della bolla di internet.

Bianca Atzei in lacrime per Max Biaggi all'Isola dei Famosi
Anch'io ho sofferto per un uomo che mi ha abbandonato in un momento difficile della mia vita. Filippo Nardi ha cercato di consolare la Atzei con abbracci e carezze.

Cuscinetto dell'Ammortizzatore Monroe
Il compito principale dell'ammortizzatore è quello, appunto, di assorbire le vibrazioni prodotte dall'auto in movimento. Senza ammortizzatori, l'auto su strada si usurerebbe molto più facilmente, sopratutto nelle zone con presenza di buche.

Il dispositivo è un microchip di 3 millimetri e 1.600 sensori destinato a persone che hanno perso la vista durante l'età adulta a causa di gravi malattie genetiche della retina. Il circuito di collegamento che unisce il chip all'amplificatore del segnale elettrico viene posizionato invece dietro all'orecchio, sotto la pelle, nella regione retroauricolare. In tal modo il paziente che reimpara avedre, recupera la percezione della luce, degli oggetti e anche delle sagome delle persone.

Il microchip Alpha AMS, prodotto dalla tedesca Retina Implant. Una donna cieca è tornata a vedere grazie a una retina artificiale. Si tratta del sistema di visione artificiale in assoluto più evoluto al mondo, che può restituire una visione indipendente da supporti esterni (come telecamere o occhiali). Il microchip agisce sulle cellule recettoriali, della retina naturale non più funzionante, chiamate coni e bastoncelli e responsabili di trasformare la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico. L'équipe, che ha lavorato al tavolo operatorio per quasi 11 ore, è stata diretta dal dottor Marco Codenotti, responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica dell'Irccs, che ha collaborato, per la parte extraoculare, con il dottor Antonio Giordano Resti, responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica dello stesso ospedale.

Il microchip viene inserito al di sotto della retina, in corrispondenza della macula, in modo da stimolare il circuito nervoso che collega naturalmente l'occhio al cervello: in questo modo si sostituisce all'attività delle cellule non più in grado di compiere il loro lavoro. "A seguito dell'intervento, ci aspettiamo nella nostra paziente una stimolazione retinica che gradualmente potrà portarla a reimparare a vedere", spiegano gli operatori sanitari. L'intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito. Ogni passo è fondamentale e delicato, tanto che la riuscita dell'operazione può essere davvero compromessa da un momento all'altro. La paziente, 50 anni, era stata colpita in giovane età dalla retinite pigmentosa, patologia che, pian piano, aveva fatto diminuire la sua vista. Ora la donna sta bene e il microchip le reinsegnerà gradualmente a vedere. L'aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me un sogno realizzato, una grandissima emozione.